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01/12/2009
SERGIO CASTELLITTO “ALZA LA TESTA”… E VINCE IL PREMIO PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE
Per tirare pugni in un ring bisogna alzare la testa… “che per terra hanno già tirato su tutto”. E’ l’insegnamento di Mero (Sergio Castellitto, a Roma premio miglior interpretazione maschile) a suo figlio Lorenzo (l’esordiente Gabriele Campanelli), un ragazzetto di 16 anni né carne né pesce controllato a vista dal padre che ne vuole fare un campione della boxe.Alessandro Angelini (al suo secondo film dopo “L’aria salata” e appassionato al mondo pugilistico fin dal 2001 quando girò un documentario su dei pugili cubani “Un Cuento de boxeo”) dirige questa pellicola in concorso, intensa ma forse troppo densa di avvenimenti e farraginosa dalla seconda metà in poi. Su consiglio di un amico, Mero rinuncia ad allenare il figliolo per farlo crescere agonisticamente in un’altra palestra. La giovane promessa della boxe consegue delle vittorie e trova l’amore d’una giovane immigrata. Il genitore, però, gli impedisce di vivere i suoi 16 anni e rifiuta di perdonare e di riaccettare in casa la moglie albanese, rea di aver abbandonato la famiglia. Finché non succede l’irreparabile e dopo una lite col padre Lorenzo cade in motorino. La diagnosi è coma irreversibile (ci vengono in mente due film “Non ti muovere” con lo stesso Castellitto e “Million dollar Baby”). Il cuore del giovane viene trapiantato in un altro giovane corpo.Ad alzare la testa deve provarci ora Mero: sempre più cupo e arrabbiato con la vita e con se stesso, parte alla ricerca di ciò che rimane di suo figlio, giungendo fino a Gorizia. Qui iniziano le sorprese: quel cuore batte nel petto di un lui che ora è una lei, non più Ivan ma Sonia (Anita Kravos), una cameriera che sta cercando di cambiare vita. Dopo un iniziale periodo di smarrimento, rabbia e non comprensione, Mero aiuta Sonia a chiudere i conti con il passato. L’ultimo “conto” è con l’ex amante a cui ha prosciugato il conto in banca; per sdebitarsi deve portare un carico di clandestini dalla Slovenia all’Italia. Mero decide di farlo per lei lasciandola libera di andare ma sul camion viaggia una donna incinta che sta per partorire. Mero rischia e mente alle autorità riuscendo a portare la partoriente in ospedale. Il bambino è salvo ma la madre è in coma. Mero non può accettare un’altra morte in ospedale e l’istinto prende il sopravvento: rapisce il neonato dalla pediatria e lo appoggia sul seno della madre facendo ostruzione alla porta per non far entrare i dottori. L’operazione sortirà gli effetti sperati. Dopo “Tris di donne & abiti nuziali”, Castellitto riesce a convincere nella parte del padre-padrone della vita di suo figlio, capendo il suo errore solo a match finito e cercando goffamente di recuperare il senso della sua vita, a testa alta.
Michela Manente
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