| |
 |
26/10/2009
“THE LAST STATION” DI MICHAEL HOFFMAN
L’ULTIMA FERMATA DI LEV TOLSTOJ
Il nome di Lev Tolstoj è noto in tutto il mondo, un po’ meno la storia degli ultimi anni della sua vita. Nella pellicola in costume“The last station”, adattamento dell’omonimo romanzo di Jay Parini, Christopher Plummer, diretto da Michael Hoffman, interpreta il ruolo del grande scrittore russo nelle tappe conclusive della sua esistenza che si concluse nel 1910 nella camera da letto del capostazione a Astapovo, causa una grave polmonite.
Hellen Mirren, al Festival di Roma miglior attrice protagonista, è la verace e convinta moglie dell’autore di “Guerra e pace” in lotta contro chi vuole portare via, a lei e alla sua numerosa prole, la memoria di suo marito e anche l’eredità patrimoniale e i diritti dei suoi racconti, per cederli al popolo russo. Con ogni stratagemma, la contessa Sofia combatte ferocemente contro la comunità libertaria che si è installata in casa sua per quel che ritiene le appartenga. Tutto in nome del tolstojanismo, un movimento, una filosofia (e quasi una fede religiosa) che invita alla condivisione dei beni, all’astinenza sessuale, a una dieta vegetariana e all’abbandono dei beni materiali per vivere in comunità.
Ma dietro ai proclami utopici filocomunisti ci sono gli uomini, con le loro ambizioni e cupidigie. C’è il suo discepolo Chertkov, interessato al patrimonio del maestro, e c’è anche il nuovo segretario di Tolstoj Valentin (James McAvoy), il trade d’union tra lo scrittore e la contessa Sofia, il testimone oculare del loro grande amore. Allontanata dal marito, la donna riuscirà a rivederlo solo in punto di morte, nell'ultima stazione. Sullo schermo prende forma una storia d’amore d’antan, una passione vera alla Anna Karenina, nella condivisione d’un lungo matrimonio fatto di emozioni personali ed intimistiche. Le scene, abilmente recitate, procedono lente come il treno a vapore che trasporta Tolstoj all’ultima stazione.
Michela Manente
|
|
|